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L'Isola del Giglio e il mistero dell'ancora scomparsa nel fondale

All'Isola del Giglio un'ancora scompare dal fondale dopo decenni, lasciando un mistero che scuote Giglio Campese e su cui indaga la Guardia Costiera

3 min di lettura

Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Isola del Giglio, mistero dell’ancora scomparsa

Per generazioni era rimasta nello stesso punto, a pochi metri di profondità, diventando un riferimento familiare per chi frequentava quelle acque, e adesso, all’Isola del Giglio, la vicenda dell’ancora scomparsa dal fondale di Campese ha aperto un mistero sul quale sta indagando la Guardia Costiera.

Come è scomparsa l’ancora dal fondale dell’Isola del Giglio

Il manufatto si trovava nella parte centro-meridionale del Golfo del Campese, all’Isola del Giglio, a circa 200 metri dalla spiaggia e a una profondità di quattro o cinque metri. A scoprirne l’assenza è stato un operatore impegnato nella rimozione di alcuni corpi morti, i pesi utilizzati per gli ormeggi; la segnalazione ha raggiunto le autorità e la Guardia Costiera ha avviato gli accertamenti per ricostruire quanto accaduto.

Secondo le prime ricostruzioni, la sparizione sarebbe avvenuta tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. L’ancora, lunga circa due o tre metri e pesante diversi quintali, aveva dimensioni tali da rendere particolarmente complessa la sua rimozione, ed proprio questo aspetto ad alimentare gli interrogativi sulle modalità dell’operazione e sui mezzi che potrebbero essere stati utilizzati per trasportarla altrove.

Come riportato dal ‘Corriere Fiorentino’, sul fondale sarebbero stati individuati un solco nella sabbia e i segni di un taglio netto alla grossa catena collegata al manufatto, tutti elementi che suggeriscono un possibile intervento organizzato, sebbene le circostanze della rimozione debbano ancora essere chiarite dagli investigatori.

Tra le ipotesi circolate figura anche il coinvolgimento di una grande imbarcazione che sarebbe rimasta nella zona nei giorni precedenti alla scoperta; sono state avviate verifiche nei porti vicini, considerate le difficoltà legate al trasferimento di un oggetto tanto ingombrante. Resta da stabilire se le segnalazioni raccolte possano effettivamente contribuire a individuare i responsabili della presunta sottrazione.

Un altro elemento riguarda la storia dell’ancora, la cui origine precisa rimane sconosciuta. La struttura in ferro, caratterizzata da un grande ceppo e da ampie marre, viene tradizionalmente collegata a un bastimento commerciale attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento; si tratta tuttavia di una ricostruzione tramandata nel tempo, priva di un’attribuzione documentata a una specifica imbarcazione.

Quali sono le reazioni alla scomparsa dell’ancora

Affacciata sulla costa occidentale dell’isola, Giglio Campese è conosciuta per la sua ampia spiaggia, dominata dalla torre costiera, e per le acque limpide che permettono di osservare il fondale anche a profondità relativamente contenute.

In questo ambiente, l’antica ancora era diventata una destinazione abituale per gli appassionati di immersioni e per i bagnanti che desideravano raggiungerla a nuoto; nel corso dei decenni, le superfici metalliche erano state ricoperte da alghe e incrostazioni, fino a ospitare piccoli organismi marini e una comunità di pesci.

Il manufatto aveva così assunto un ruolo riconoscibile anche nell’ecosistema della baia, oltre a conservare il ricordo delle attività marittime che avevano interessato questo tratto di costa.

La notizia ha provocato numerose reazioni, soprattutto fra gli abitanti che associavano l’ancora ai ricordi dell’infanzia. “Per il Campese è una grande perdita storica e sentimentale!”, si legge in uno dei commenti riportati dal ‘Corriere della Sera’. L’autore ricorda le immersioni compiute da bambino e le visite insieme ai familiari, quando raggiungere quel grande oggetto sommerso rappresentava un’esperienza da condividere con le generazioni precedenti.

Altri interventi si concentrano sulle possibili modalità del recupero: “Per portarla via è servita una barca di appoggio non indifferente”, osserva un altro commentatore citato dal quotidiano, che ipotizza l’impiego di un argano e suggerisce di esaminare i dati AIS relativi ai movimenti delle imbarcazioni. Si tratta di considerazioni formulate dagli utenti, sulle quali al momento non risultano conferme investigative.

Per la comunità locale, la vicenda riguarda anche la perdita di un elemento della propria memoria collettiva, il cui significato si è consolidato attraverso decenni di frequentazione della baia, ecco perché l’attenzione resta adesso rivolta alle indagini e alla possibilità di recuperare l’ancora, restituendo a Giglio Campese un riferimento che aveva accompagnato la vita di residenti e visitatori per generazioni.