Invasione di meduse a Trieste: "Danni non quantificabili"
Il golfo di Trieste è da settimane invaso da moltissime meduse che rendono impossibile la pesca e i danni per i pescatori sono "non quantificabili"

Negli ultimi anni le invasioni di meduse nei mari italiani sono diventate sempre più frequenti, trasformandosi da fenomeno stagionale a vera emergenza per interi settori economici. Dall’Adriatico al Tirreno, si moltiplicano gli episodi che coinvolgono coste e acque al largo, con conseguenze dirette soprattutto sulla pesca. L’ultimo caso riguarda Trieste e il suo golfo, dove una massiccia presenza di meduse ha bloccato l’attività dei pescatori locali, causando perdite difficili da stimare.
L’invasione di meduse a Trieste
A causa dei cambiamenti climatici, delle acque sempre più calde e di molti altri fattori nei mari italiani si è parlato sempre più spesso di “invasione di meduse“. Se per i turisti può rappresentare un fastidio per chi vive di mare, rappresenta invece un problema concreto. Le reti si riempiono di organismi gelatinosi, si danneggiano e impediscono la cattura del pesce. Negli ultimi tempi episodi di invasioni si sono stati registrati in diverse aree come la Riviera Romagnola, la Sardegna e in Puglia.
L’ultimo allarme in ordine di tempo, però, proviene da Trieste dove la situazione sembra aver raggiunto livelli ancora più critici. Come riporta ‘Trieste Prima’, la specie protagonista di questa invasione in Friuli Venezia Giulia è la Rhizostoma pulmo, una delle meduse più comuni nel Mar Mediterraneo ma anche tra le più imponenti per dimensioni. Conosciuta anche come “polmone di mare”, può raggiungere dimensioni notevoli. Questa medusa vive principalmente in acque costiere e si nutre di plancton, piccoli organismi e larve, contribuendo all’equilibrio dell’ecosistema marino.
Quando si verifica una proliferazione incontrollata, però, il suo impatto può diventare significativo. Le condizioni favorevoli, come l’aumento della temperatura dell’acqua, la diminuzione dei predatori naturali e l’abbondanza di nutrienti, possono portare a vere e proprie “invasioni” di meduse, con milioni di esemplari concentrati in aree ristrette. Nel caso del golfo di Trieste non è la prima volta che questo accada. In questo caso, però, l’invasione si è estesa su un’ampia porzione di mare, da Pirano fino a Punta Sdobba, creando una sorta di barriera naturale che rende impossibile la pesca. Nonostante la Rhizostoma pulmo non sia tra le specie più pericolose per l’uomo, il suo contatto può provocare irritazioni cutanee.
L’allarme dei pescatori sulle meduse a Trieste
A raccontare la situazione sono direttamente i pescatori triestini, che da settimane si trovano costretti a fermarsi. Sempre ‘Trieste Prima’ riporta il loro disagio: “Sono già due settimane che siamo fermi – racconta Diego Sugan –, non si può uscire in mare perché si rimane circondati da miliardi di meduse”. Secondo quanto riferito, dopo una breve pausa, la presenza delle meduse è tornata ad aumentare rapidamente. “Erano sparite per circa una settimana, adesso invece è aumentato in maniera esponenziale”, ha aggiunto Sugan, sottolineando la difficoltà nel prevedere l’andamento del fenomeno.
Il blocco della pesca ha conseguenze dirette sull’economia locale. Le imbarcazioni restano ferme nei porti e il pesce che arriva sui banchi dei mercati proviene sempre più spesso da altre zone, come Slovenia e Croazia. “È impossibile uscire perché non puoi rischiare di distruggere le reti”, spiegano i pescatori. Il danno economico, però, non è facilmente quantificabile. “Il danno non è quantificabile – conclude Sugan –, anche perché era un buon periodo per le orate e i riboni.” Una frase che riassume perfettamente la situazione. La speranza degli operatori del settore è che la situazione possa migliorare nel giro di poche settimane, permettendo una ripresa dell’attività entro maggio.
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