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Effetto Emily in Paris, a Roma i turisti alloggiano "dalle suore"

L'effetto Emily in Paris a Roma sta portando sempre più turisti a scegliere alloggi religiosi dalle suore come alternativa agli hotel tradizionali

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Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Dormire in centro, spendendo meno e scegliendo un’accoglienza fuori dai circuiti tradizionali: effetto ‘Emily in Paris’, a Roma, sta cambiando il modo di prenotare, grazie a un dettaglio narrativo che ha riportato sotto i riflettori una formula tutta italiana, discreta e centrale, che per anni è rimasta ai margini delle guide turistiche più internazionali!

Emily in Paris accende il trend degli alloggi religiosi a Roma

Nell’immaginario globale, Roma è sinonimo di hotel panoramici, boutique di design e spa ispirate all’antico. Accanto a questa offerta, però, esiste da decenni una rete di case religiose, conventi e foresterie che mettono a disposizione camere essenziali, spesso collocate in quartieri centrali e ben collegati. Una realtà storica che, negli ultimi anni, ha conosciuto una nuova visibilità.

A riaccendere l’interesse internazionale ha contribuito una scena della quinta stagione di ‘Emily in Paris’, serie di successo globale prodotta da Netflix e ambientata in parte anche nella Capitale.

In alcuni episodi, uno dei personaggi sceglie di alloggiare “dalle suore”, sottolineando la posizione favorevole e i costi contenuti rispetto agli hotel tradizionali. Un passaggio breve, quasi caricaturale, che ha però intercettato la curiosità di un pubblico internazionale attento al rapporto qualità-prezzo.

Il tema è stato ripreso dalla stampa estera. ‘The Times’ ha dedicato un approfondimento a questa forma di ospitalità, raccontando come l’Italia disponga di una rete ampia e strutturata di accoglienze religiose aperte al pubblico, un vero e proprio sistema regolamentato, spesso gestito in modo professionale, che consente alle congregazioni di sostenere i costi di edifici storici e, in alcuni casi, di finanziare iniziative sociali e caritative.

Alloggi “dalle suore”: perché piacciono e quanto costano

I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. In Italia si contano quasi 3.000 strutture religiose con camere disponibili per i viaggiatori, con una concentrazione significativa nel Lazio, dove se ne trovano 518. Ogni anno, milioni di persone scelgono questa formula di soggiorno, attratte da una combinazione di fattori pratici: posizione, sicurezza percepita e costi più accessibili.

Il tema centrale, più che l’esperienza in sé, resta quello economico. Come riportato su ‘La Repubblica’, Fabio Rocchi, portavoce dell’associazione Ospitalità italiana religiosa, ha spiegato che “La spesa media a notte per una camera doppia con bagno privato, e colazione inclusa, è di 90 euro mentre la cifra media di una stanza in un hotel è di 190 euro”.

Regolamenti interni, orari e modalità di accesso fanno parte del funzionamento di queste strutture, oggi aperte a ospiti di ogni provenienza e credo. Inserite spesso in palazzi storici o in zone difficili da eguagliare per rapporto qualità-prezzo, rappresentano un’alternativa sempre più considerata in una Roma alle prese con l’aumento dei flussi turistici e dei costi dell’ospitalità tradizionale.

Il risparmio sul pernottamento permette di destinare più risorse ad altre voci di spesa, in una città dove i costi sono in crescita: ristorazione, esperienze culturali e accessi ai musei, e in questo contesto, scegliere una foresteria religiosa consente di mantenere una posizione centrale senza rinunciare alla sostenibilità economica del viaggio.

Rocchi ha infine osservato che “Dall’uscita dell’approfondimento del giornale inglese l’interesse dei visitatori stranieri nei confronti di queste strutture è aumentato dell’11,5%, praticamente si è raddoppiato rispetto a prima”.