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Cucinato il pane che mangiava la mummia Ötzi: la scoperta

Alcuni studiosi hanno cucinato pane utilizzato i lieviti trovati nel corpo della mummia Ötzi, l'Uomo venuto dal ghiaccio: ecco cosa hanno scoperto

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Mummia Ötzi

Uno studio coordinato da Eurac Research, pubblicato sulla rivista scientifica ‘Microbiome’, ha portato alla ricostruzione nel dettaglio del microbioma di Ötzi, distinguendo i microrganismi che appartenevano all’organismo della mummia da quelli che hanno colonizzato il suo corpo dopo la morte.

Cucinato il pane mangiato dalla mummia Ötzi, la scoperta

Una delle scoperte più sorprendenti è quella di alcune specie di lieviti adattati alle basse temperature che potrebbero aver accompagnato la mummia per migliaia di anni. Analizzando i campioni provenienti da diverse parti del corpo, dall’acqua di fusione presente all’interno al ghiaccio sulla sua superficie, i ricercatori puntavano a comprendere quali microrganismi fossero presenti quando Ötzi era ancora in vita e quali, invece, si sono insediati in seguito al decesso.

Grazie all’indagine è stata confermata la presenza di un microbioma intestinale molto antico, simile a quello delle prime popolazioni umane ormai praticamente scomparso ai giorni nostri. La sorpresa più grande, però, è arrivata dai lieviti: sono stati isolati dalla pelle della mummia Ötzi, dal contenuto dello stomaco e dall’acqua che si trovava al suo interno.

Le analisi sui lieviti hanno mostrato delle affinità con ceppi provenienti da ambienti freddi come la regione dell’Antartide. Come riportato da ‘Repubblica’, gli studiosi ritengono che i lieviti potrebbero provenire direttamente dell’ecosistema glaciale che ha conservato il corpo della mummia per millenni.

Gli studiosi hanno poi provato a coltivare i lieviti in condizioni controllate, utilizzando incubatori refrigerati, condizione necessaria perché le temperature abitualmente impiegate in microbiologia risultavano elevate per organismi abituati al freddo.

I risultati ottenuti hanno sorpreso gli stessi ricercatori che hanno dato il via ad alcune prove di fermentazione per ottenere un lievito madre: dopo una fase iniziale di adattamento alla farina, i microrganismi hanno iniziato a comportarsi al pari di un normale lievito panificatore, producendo un impasto capace di lievitare in 24 ore circa.

Mohamed Sarhan, microbiologo e primo autore dello studio, ha raccontato di aver ottenuto un pane con “un impasto davvero ottimo”. Il risultato ha dimostrato le potenzialità dei lieviti aprendo le porte a numerose applicazioni: microrganismi in grado di fermentare a temperatura ambiente o addirittura in frigo potrebbero contribuire a ridurre il fabbisogno energetico di molti processi industriale e oltre al pane, si valutano impieghi nella produzione della birra.

La storia di Ötzi: l’Uomo venuto dal ghiaccio

Ötzi è il nome con cui è conosciuta la mummia del Similaun, reperto archeologico rinvenuto il 19 settembre del 1991 in Trentino Alto Adige: la scoperta avvenne in prossimità del confine tra l’Italia e l’Austria, ai piedi del ghiacciaio del Similaun a un’altezza di 3.213 metri sul livello del mare.

Qualche anno dopo la scoperta, la Provincia Autonoma di Bolzano ha deliberato che il nome ufficiale della mummia fosse Uomo venuto dal ghiaccio. Il corpo appartiene a un essere umano maschile risalente all’età del rame, tra il 3300 e il 3100 avanti Cristo, conservatosi fino ai giorni nostri grazie alle particolari condizioni climatiche all’interno del ghiacciaio.

A trovare la mummia furono due alpinisti tedeschi, i coniugi Erica e Helmut Simon di Norimberga, durante un’escursione presso il confine italo-austriaco sullo Hauslabjoch. Attualmente l’Uomo venuto dal ghiaccio è conservato a Bolzano, all’interno del Museo Archeologico dell’Alto Adige.