Takahashia japonica in anticipo in Italia: dov'è e cosa fare
Quest'anno la Takahashia japonica è arrivata in Italia con largo anticipo: scopriamo di che cosa si tratta, dove è diffusa e come combatterla
Come si evince dal nome, arriva dal Giappone ma è ormai largamente diffusa anche in Italia, soprattutto nelle regioni settentrionali: stiamo parlando della Takahashia japonica, conosciuta con il nome più comune di cocciniglia dai filamenti cotonosi – o “signora degli anelli”. Quest’anno la sua presenza è stata registrata con largo anticipo, cosa che desta preoccupazione negli esperti. I quali, tuttavia, vogliono rassicurare la popolazione: questo insetto non è pericoloso per gli uomini o per gli animali, bensì solamente per la vegetazione. Scopriamo che cos’è la Takahashia japonica, dov’è diffusa e come combatterla.
Che cos’è la Takahashia japonica
La Takahashia japonica è un insetto appartenente alla famiglia delle Coccidae, originario del sud-est asiatico – prevalentemente diffuso in Giappone. Riconoscerlo non è difficile: questo parassita, che colpisce solamente le piante, deposita degli ovisacchi bianchi dal caratteristico colore bianco e dalla forma circolare, i quali contengono le sue larve. I rami della vegetazione attaccata dalla Takahashia japonica presentano dunque degli “anelli” lunghi fino a 7 cm, distribuiti in gruppi piuttosto numerosi.
Le larve di Takahashia japonica, una volta giunte al loro pieno sviluppo all’interno degli ovisacchi, ne usciranno per attaccare le foglie degli alberi colpiti dal parassita. Le piante che subiscono maggiori conseguenze dalla presenza di questo insetto sono – come riporta una nota del Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia, citata dal “Corriere della Sera” – l’acero, l’albizia, l’albero di Giuda, il carpino bianco, il gelso nero e bianco, l’olmo e il liquidambar, nonché il ciliegio (che in Giappone è un vero e proprio simbolo nazionale).
Dove è stata avvistata la Takahashia japonica in Italia
Originaria del sud-est asiatico, la Takahashia japonica è arrivata in Europa solo nel 2017, con un primo avvistamento proprio in Italia – e più precisamente all’interno di un parco comunale a Cerro Maggiore, in provincia di Milano. Solitamente, la sua comparsa si registra verso la fine di maggio: quest’anno, tuttavia, complici il cambiamento climatico e il caldo anomalo che si è verificato durante la settimana di Pasqua, l’insetto è stato avvistato già a metà aprile. I primi esemplari si sono presentati in Brianza, e ora si attende (come ormai accade ogni anno) la loro diffusione in gran parte della Lombardia e nelle regioni vicine.
Cosa fare contro la Takahashia japonica
Come già anticipato, la Takahashia japonica non è pericolosa per l’uomo o per gli animali (sebbene il suo aspetto, simile a quello di un verme, possa destare preoccupazione sulla popolazione): colpisce solamente determinate specie vegetali, e come ogni parassita ha delle conseguenze piuttosto importanti sulla flora locale. Il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia, che da anni monitora il fenomeno, non ha ancora individuato un trattamento specifico per combattere le infestazioni da Takahashia japonica.
Attualmente, non esistono fitofarmaci adeguati al trattamento di questo parassita, sebbene potrebbero esserci effetti positivi nell’impiego di olii minerali, olii essenziali d’arancia, olio di neem o sali di potassio. Qualora la diffusione dell’insetto fosse piuttosto contenuta, è possibile intervenire con la potatura dei rami colpiti, purché ciò avvenga prima della schiusa degli ovisacchi. Se la Takahashia japonica ha invece colonizzato gran parte della pianta, una sfoltitura eccessiva dei rami potrebbe avere più conseguenze negative che benefici.
Purtroppo, lo stesso smaltimento delle sterpaglie infette rappresenta un problema: nel trasporto verso la discarica, gli ovisacchi tendono a diffondersi nell’ambiente – basta un leggero alito di vento per staccarli dal ramo e depositarli altrove. Per quanto riguarda invece l’individuazione di insetti antagonisti, si potrebbe utilizzare la coccinella Adalia Bipunctata. Tuttavia, occorrerebbe una diffusione massiccia di questo insetto, che andrebbe ad inficiare la biodiversità locale. Dal momento che la lotta contro la Takahashia japonica è ancora tutta sperimentale, le autorità hanno avvertito la popolazione dell’importanza di evitare rimedi fai-da-te e di rivolgersi ad un consulente abilitato.
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