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La storia del Negroni, il cocktail più bevuto al mondo

Il Negroni, che sembra essere nato in un bar di Firenze tra il 1919 e il 1920, è ora diventato uno dei cocktail più famosi e bevuti in tutto il mondo

Pubblicato:

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

La storia del Negroni

Il Negroni è riuscito negli anni a trasformarsi da drink aristocratico fiorentino a uno dei simboli più riconoscibili dello stile italiano nel mondo. Negli anni, il cocktail nato a Firenze è diventato il simbolo stesso dell’aperitivo italiano e viene servito nei migliori bar internazionali conquistando sempre nuovi appassionati e diventando il cocktail più bevuto al mondo.

La storia della nascita e della popolarità del Negroni

La nascita del Negroni risale tra il 1919 e il 1920 e ruota attorno alla figura del conte Camillo Negroni. Secondo quanto riporta il ‘Corriere della Sera’, il conte frequentava abitualmente il celebre Caffè Casoni a Firenze, locale storico poi diventato Caffè Giacosa. Stanco del classico Americano, cocktail preparato con bitter e vermouth, il conte avrebbe chiesto al bartender di sostituire il seltz con il gin, ispirandosi ai drink assaggiati durante i soggiorni all’estero negli Stati Uniti e a Londra.

Sull’identità del barman esistono ancora oggi versioni differenti. Secondo alcuni si trattava di Fosco Scarselli, secondo altri di Angelo Tesauro. In ogni caso il risultato è stato unico: il nuovo cocktail iniziò a essere ordinato come “Americano alla maniera del conte Negroni” fino a prendere semplicemente il nome del suo ideatore. Uno degli elementi che rese unico il drink fu anche la scelta della fetta d’arancia al posto del limone, dettaglio pensato per distinguere il nuovo cocktail dagli altri aperitivi.

Da quel momento il Negroni ha iniziato un’ascesa che lo ha reso uno dei cocktail più famosi della storia. Ancora oggi è considerato uno dei drink simbolo dell’aperitivo italiano, presente praticamente in ogni bar. La sua fama è cresciuta ancora di più dopo essere diventato uno dei cocktail più venduti e aver ricevuto gli elogi del New York Times.

La sua popolarità, però, non ha impedito anche alcune critiche. Negli ultimi anni il cocktail è stato infatti inserito dal magazine statunitense Punch tra i drink più “sopravvalutati” del panorama internazionale. Nonostante queste critiche, il successo del cocktail non si è mai fermato. Anzi, proprio negli Stati Uniti il Negroni continua a vivere sempre più popolarità grazie alla diffusione della cultura dell’aperitivo e alla crescente attenzione verso i cocktail classici.

La ricetta originale del Negroni e il successo mondiale

Uno dei segreti del Negroni è proprio la sua semplicità. La ricetta originale prevede infatti soltanto tre ingredienti, rigorosamente nelle stesse proporzioni: gin, bitter Campari e vermouth rosso dolce. Si versano 3 cl di gin, 3 cl di bitter e 3 cl di vermouth rosso, mescolando delicatamente il tutto con un bar spoon. A completare il cocktail c’è la classica fetta d’arancia, elemento ormai iconico.

Questa struttura semplice ma perfettamente equilibrata ha reso il Negroni uno dei cocktail più replicati e reinterpretati del mondo. Negli anni sono nate numerose varianti, ma la versione originale continua a essere quella più amata.

Il successo mondiale del Negroni è stato confermato qualche tempo fa dalla classifica annuale pubblicata da Drinks International, punto di riferimento globale del settore beverage. L’incoronazione è stata celebrata dalla rivista con una frase diventata subito virale: “Il Re è morto, lunga vita al Negroni!”, riferimento al sorpasso sull’Old Fashioned che dominava la classifica da otto anni consecutivi.