Firenze, il Cristo di Cimabue torna visibile dopo 2 anni
Dopo quasi 2 anni riapre la Sagrestia di Santa Croce: tra le opere che tornano visitabili il Crocifisso di Cimabue, simbolo dell’alluvione del 1966

Il Cristo di Cimabue di Santa Croce, potente simbolo dell’alluvione del 1966, tornerà visibile a tutti coloro che visiteranno il complesso monumentale della basilica fiorentina.
Il Crocifisso è collocato nella Sagrestia della basilica, che riapre al pubblico Sabato 4 Dicembre dopo quasi due anni in cui l’applicazione delle stringenti normative anti-Covid ha impedito ai visitatori l’accesso alla sala.
Il simbolo della Resurrezione di Firenze
All’alba del 4 Novembre del 1966, dopo giorni e giorni di pioggia incessante, l’Arno trabocca sommergendo le strade di Firenze: case, chiese, negozi e musei vengono inondati dal fango.
La potenza dell’acqua è tale da far temere per la tenuta di Ponte Vecchio e riesce a spalancare la porta della basilica di Santa Croce, costringendo i frati a una corsa contro il tempo per salvare le opere conservate nel Cenacolo, inondato dalla spaventosa piena dell’Arno.
Il Cristo di Cimabue rimane quasi sommerso dal fango: perde circa il 70% della pittura, in un danneggiamento così grave da originare una nuova metodica di restauro, l’astrazione cromatica, poi usata per riportare in vita numerosi altri dipinti.
Meno di due mesi dopo l’alluvione, Papa Paolo VI celebra la messa di Natale in Santa Maria del Fiore, e chiede di poter vedere il Cristo del Cimabue, che definisce “la vittima più illustre dell’alluvione”.
Il Cristo è uno dei primi esempi di Christus patiens dell’arte occidentale, uno dei primi Cristi sofferenti in una tradizione iconografica che invece tendeva a mostrare nel volto del Cristo la vittoria sulla morte terrena.
Così il Cristo di Cimabue di Santa Croce diventa simbolo non soltanto della tragica alluvione, ma anche e soprattutto della Resurrezione di Firenze.
Il Cristo di Cimabue in mostra
Dopo i drammatici eventi del 1966, il Cristo di Cimabue ha trovato una collocazione sicura presso la Sagrestia del complesso di Santa Croce, cui si accede dal transetto destro della basilica.
Il Crocifisso di Cimabue è stato trasferito nella grande sala che fu capitolare nel 2013, nell’ambito del programma di conservazione preventiva contro il rischio alluvionale portato avanti dall’Opera di Santa Croce.
Da allora il capolavoro di Cimabue si trova nella Sagrestia, in compagnia delle nicchie attribuite a Jacopo del Casentino, degli armadi del XV secolo e degli affreschi di Niccolò Gerini e Taddeo Gaddi.
Con l’attesa riapertura della Sagrestia, quindi, torna visitabile anche il Cristo patiens di Cimabue: l’Opera di Santa Croce propone per l’occasione degli speciali tour guidati all’interno del complesso museale per il Venerdì pomeriggio ed il Sabato mattina.
Un’occasione unica per visitare l’importante patrimonio conservato in Santa Croce: insieme alla Sagrestia riaprono infatti ai visitatori il contiguo Corridoio del Noviziato e la Cappella Medici, che fu probabilmente progettata da Michelozzo e conserva, tra gli altri capolavori, la Deposizione dalla Croce del Salviati.
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