Come funziona la truffa del "finto fotografo" a Fontana di Trevi
La truffa del finto fotografo a Fontana di Trevi usa la scusa di una foto ricordo per distrarre i turisti e rubare il portafogli nella folla

Davanti alla Fontana di Trevi, anche un gesto apparentemente cortese può trasformarsi in una tecnica di distrazione. È quanto sarebbe accaduto con la truffa del “finto fotografo”, sventata dalla Polizia locale di Roma Capitale dopo la segnalazione di alcuni passanti.
Cos’è la truffa del “finto fotografo”
Presso la Fontana di Trevi, tra i luoghi più appartati e visitati di Roma, il raggiro sarebbe iniziato con una proposta apparentemente gentile: scattare una foto ai turisti. A muoversi, secondo la ricostruzione, sarebbe stato un gruppo organizzato, nel quale ciascuno avrebbe avuto un ruolo preciso.
Secondo quanto riportato da ‘La Repubblica’, alcuni componenti si sarebbero avvicinati ai visitatori offrendo aiuto con lo smartphone. Come si legge, la frase usata per agganciare le vittime era: “Volete una foto ricordo?”.
Il meccanismo si sarebbe basato sulla distrazione; una parte del gruppo avrebbe tenuto impegnati i turisti con il pretesto dello scatto, mentre altri avrebbero creato confusione con movimenti ravvicinati e piccoli urti. In quel momento una complice avrebbe sottratto il portafogli alla vittima e lo avrebbe consegnato subito a un altro membro del gruppo, incaricato di allontanarsi dall’area della fontana.
Il passaggio rapido dell’oggetto rubato avrebbe reso più difficile individuare chi avesse compiuto materialmente il borseggio. La dinamica si sarebbe sviluppata in pochi secondi, proprio mentre l’attenzione dei turisti era concentrata sulla foto e sul monumento.
In aree molto frequentate, infatti, la vicinanza tra le persone può diventare una condizione favorevole per chi tenta di agire senza farsi notare.
L’intervento è scattato dopo che alcuni passanti avevano segnalato alla Polizia locale comportamenti sospetti nei pressi della fontana; gli agenti si sono avvicinati al gruppo e sono riusciti a bloccare i quattro giovani prima che potessero allontanarsi.
Il portafogli sottratto è stato recuperato e restituito alla turista straniera, che secondo le fonti non si era ancora resa conto del furto.
Come riconoscere il raggiro e proteggersi a Roma
L’episodio ha confermato quanto i luoghi simbolo della Capitale possano diventare terreno favorevole per furti e raggiri ai danni dei visitatori. Fontana di Trevi, ad esempio, richiama ogni giorno un numero molto alto di persone e la forte concentrazione di pubblico rende più complesso controllare borse e tasche.
Il caso della Fontana di Trevi rientra in una casistica di raggiri nelle aree turistiche, dove il furto viene spesso mascherato da interazione occasionale quali offerte di aiuto, richieste insistenti, contatti fisici non necessari o movimenti troppo ravvicinati possono essere segnali da non ignorare.
La Polizia locale è intervenuta dopo una segnalazione esterna, elemento che ha avuto un ruolo decisivo, dato che i passanti avevano notato movimenti insoliti e avevano avvisato gli agenti. Dopo il controllo, il denaro e gli effetti personali sono stati restituiti alla proprietaria, che ha poi formalizzato la denuncia presso gli uffici della Polizia locale.
Per ridurre il rischio di borseggi a Roma, soprattutto nei punti più affollati del centro storico, è utile mantenere borse e zaini chiusi e sempre davanti al corpo: il portafogli non dovrebbe essere lasciato nelle tasche posteriori o in scomparti facilmente accessibili.
Quando uno sconosciuto propone aiuto per scattare una foto, conviene valutare con attenzione la situazione e non perdere di vista i propri effetti personali.
Se si viaggia con altre persone, può essere utile che una resti attenta agli oggetti mentre l’altra scatta o posa per la fotografia. Le tecniche di distrazione funzionano proprio perché creano un breve momento di confusione, nel quale la vittima interpreta l’approccio come un favore e abbassa la soglia di attenzione.
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